STORIE DI LABURISMO CRISTIANO
PODCAST
Di Alberto Melloni – Per il cattolicesimo italiano fu un’autentica scossa, sin dall’annuncio a sorpresa di Giovanni XXIII. La Chiesa venne spinta a confrontarsi con il mondo, e non più a pensarsi come il centro di gravità, come il tribunale che emette sentenze. Gli equilibri interni alla Dc ormai non riassumevano più gli equilibri democratici del Paese. Le componenti conservatrici sferrarono attacchi, ma tanti cattolici si misero in cammino con chi condivideva le idee di libertà e le lotte per la giustizia. Il cattolicesimo sociale conobbe nuove idee ed esperienze. Aprendo anche nuove contraddizioni.
Di Mirco Carrattieri – Il centrosinistra caratterizza gli anni Sessanta. Aldo Moro ne è artefice e fulcro. Tante sono le spinte sociali e culturali che portano la Dc ad aprire a sinistra: tra queste il Concilio, la presidenza Kennedy e, nel Paese, la crescita dei sindacati, la domanda di diritti, il Sessantotto alle porte. Non mancano certo gli oppositori nella Dc, nella Confindustria, negli apparati, nei settori conservatori della Chiesa. Tante le forze ostili fuori dall’Italia. Tra i cattolici è tempo di fermenti, speranze e idee nuove. E’ tempo di riforme importanti, ma quelle incompiute sono destinate a pesare.
Di Marta Margotti – Eugenio Pacelli viene eletto Papa (1939) mentre svanisce l’illusione di una società cristiana garantita dal fascismo. Pio XII accompagna i cattolici alla vita democratica e, attraverso l’unità politica, sospinge la Dc al governo. Nuove questioni sociali però irrompono, scuotendo il moderatismo prevalente. Tra i cattolici si scontrano posizioni conservatrici e aperture ai segni dei tempi. Un confronto anche sull’essere Chiesa nel mondo. Le personalità e i movimenti più coraggiosi vengono combattuti unendo argomenti teologici all’accusa di cedimento al comunismo. Intanto il Concilio si avvicina.
Di Nicola Martinelli – La Cisl nasce dopo la rottura della Cgil unitaria e si presenta come il “sindacato nuovo”. Con la guida di Giulio Pastore guarda al modello anglosassone e, pur avendo negli anni ‘50 una presenza attiva nella Dc, fa crescere l’idea dell’autonomia sociale e sindacale. L’organizzazione è laica ma su di essa si riversa una cultura cattolica che cerca radici nel lavoro. La scuola di Firenze ne è un centro propulsore, con Romani, Saba, De Cesaris che sostengono il contrattualismo decentrato e la modernizzazione del sistema economico, usando anche la leva dell’intervento pubblico.
Di Luigi Giorgi – Negli anni della ricostruzione post-bellica non ci fu soltanto il gelo della Guerra fredda. La riforma agraria, il piano Ina casa, la Cassa per il Mezzogiorno divennero leve di una nuova politica economica, sostenuta dall’intervento dello Stato e anche da un’idea di pianificazione per creare lavoro, ridurre le diseguaglianze, modernizzare il Paese. Il centrismo della Democrazia cristiana non spense l’iniziativa di uomini, di intellettuali cattolici, di componenti interne al partito e al governo che tentarono di costruire un sistema di welfare italiano.
Di Marialuisa Lucia Sergio – La ricerca sul laburismo cristiano non può fare a meno di guardare l’Europa. Il personalismo di Maritain e Mounier, la teologia di padre Chenu, i preti operai francesi, la Joc belga, il Rapporto Beverigde sul welfare britannico hanno impresso segni profondi nel pensiero e nell’azione delle sinistre democristiane e dei movimenti cattolici in Italia. Ne sono prova gli obiettivi di piena occupazione, l’idea di Stato sociale e la difesa della “povera gente”, la critica del capitalismo e degli squilibri di mercato, il sostegno all’intervento pubblico in economia.
Di Fulvio De Giorgi – Nel 1948 l’unità politica dei cattolici giunse alla sua massima composizione. Tuttavia, vi fu anche chi si sottrasse al richiamo della Dc e della Chiesa e tentò, già in quegli anni, una conciliazione tra fede e militanza nella sinistra. Esperienze minoritarie, quasi testimoniali. La più significativa fu indubbiamente quella dei Cattolici comunisti, con Rodano, Ossicini e Felice Balbo. Non ebbe un seguito numericamente rilevante ma incise nel confronto delle idee e anche nell’evoluzione del Pci, sul cui vertice Franco Rodano esercitò anche in seguito una importante influenza.
Di Giorgio Vecchio – Il segno lavorista e personalista della nostra Costituzione è visibile sin dall’articolo 1. Il contributo del cattolicesimo democratico e del cristianesimo sociale viene universalmente riconosciuto come determinante. Non tanto per aver imposto la propria ideologia, quanto per aver costruito una sintesi nella quali si sono potute riconoscere tutte le forze e le culture “costituenti”. Il ruolo di Dossetti, di La Pira, di Moro. La democrazia non può essere soltanto libertà formale: se non diviene anche garanzia e motore di equità sociale perde la sua sostanza.
Di Guido Formigoni – La Democrazia cristiana nasce con significative personalità e componenti, che si battono affinché le istanze del lavoro e le riforme sociali qualifichino i programmi di partito. La stessa parola “laburismo” entra nel confronto dialettico tra De Gasperi e Dossetti. Negli anni Cinquanta, della più dura contrapposizione al Pci, è la linea centrista a prevalere; tuttavia, l’impegno per la democrazia sostanziale (ancorata cioè all’equità sociale) e per la piena occupazione continua a essere sostenuto dalla sinistra interna e dalle forze sindacali cattoliche.
Di Carlo Felice Casula – La lotta di Liberazione dà alla luce un sindacato nuovo, unitario, al cui interno le Acli sono la corrente cristiana. Quel Patto, firmato da Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi ed Emilio Canevari, apre la strada al patto costituente. Per i credenti è una sfida storica. Affiancano Grandi personalità di spessore, come Vittorino Veronese e Lodovico Montini, fratello del futuro Paolo VI. Ma non mancano difficoltà e contrasti anche tra i cattolici e nella Chiesa. La fedeltà alla classe lavoratrice comporta una visione della democrazia ancorata alla giustizia sociale.
Di Claudio Sardo – Con questo podcast introduttivo si avvia la ricostruzione storica del laburismo cristiano. Parliamo delle idee, delle lotte, dei testimoni del cristianesimo sociale nel tempo della Repubblica. Il laburismo cristiano non è mai stato il nome di un partito, o di una corrente. Piuttosto è un arcipelago. Che tuttavia ha inciso nella realtà italiana, contribuito all’emancipazione dei ceti più deboli e alle riforme. E’ un patrimonio vivo di valori, purtroppo a lungo trascurato, su cui la Fondazione Achille Grandi ha deciso di accendere la luce.
