La cultura, la lettura e il sapere ci possono aiutare a comprendere un mondo che è distante da noi soltanto apparentemente e con il quale siamo in relazione da moltissimi secoli.
La Cina incombe nelle nostre esistenze come il modello antitetico al nostro. Eppure, l’efficienza economica e politica del modello cinese, antidemocratico e securitario, è visto in parte del nostro mondo occidentale come un elemento di vantaggio: il capitalismo liberista occidentale, nella sua accezione più moderna, ha ben in mente l’idea di sacrificare la democrazia sull’altare dell’efficienza economica, delle nuove tecnocrazie, dello sviluppo di tecnologie capaci di servire il capitale sacrificando l’umano.
In occidente della Cina si parla poco e male. La narrazione è dominata dallo spavento, dal racconto di un pericolo cinese, dall’incombenza di uno scontro con gli USA e con l’Occidente per la questione di Taiwan e per l’apertura delle rotte del Pacifico alla Cina. Noi occidentali, soprattutto le nostre generazioni giovanissime, abbiamo imparato ad amare il soft power giapponese e coreano, attraverso una cultura pop che si sta diffondendo straordinariamente, mentre manteniamo una grande diffidenza nei confronti della Cina. D’altronde, il tema dei diritti umani e delle libertà è ancora centrale nelle nostre considerazioni di fondo, nonostante il nostro regredire sociale e politico dovuto all’avanzare di forze politiche e culturali posizionate sempre più all’estrema destra.
Potrebbe essere utile, al fine di avere un approccio più realistico e sereno con il mondo cinese, iniziare ad entrare in contatto con la cultura cinese e l’intento di questo breve articolo è proprio quello di fornire piccoli elementi utili ad iniziare un percorso di conoscenza di questo mondo.
Nel 2012 il Premio Nobel per la letteratura venne dato a Mo Yan, scrittore e saggista cinese, autore di libri splendidi tra i quali Sorgo Rosso, edito per la prima volta in Italia nel 1994 da Edizioni Theoria, e Le Rane, considerato il suo capolavoro, edito in Italia nel 2013 da Giulio Einaudi editore. Il vero nome di Mo Yan è Guan Moye e la parola “Mo Yan” significa “colui che non vuole parlare”, cioè colui è tenuto a tacere ed è un promemoria d’infanzia legato ai consigli dei genitori di tacere durante i periodi difficili degli anni della Rivoluzione Culturale.
Le Rane è considerato un capolavoro letterario, capace di affrontare una delle pagine più drammatiche della storia cinese contemporanea: la Rivoluzione Culturale, voluta da Mao per chiudere i conti definitivamente con la vecchia Cina, con la sua tradizione culturale millenaria e carica di superstizioni che vengono rappresentate nel libro attraverso una figura particolarissima, una levatrice, che è la protagonista dell’intero racconto. L’altro tema centrale del libro è, senza dubbio, la c.d. politica del figlio unico, introdotta dal governo cinese nel 1979 attraverso l’istituto della Pianificazione familiare.
Mo Yan, attraverso il racconto della vita della levatrice, ci accompagna attraverso decenni di vita cinese e, in particolare, il periodo che va dalla fine dell’occupazione giapponese e l’affermazione di Mao Zedong, gli anni della Rivoluzione Culturale e delle carestie che falcidiarono le campagne, fino all’affermazione di Deng Xiaoping con l’apertura all’economia di mercato.
Sulla politica del figlio unico emergono due tematiche sconfortanti ma dal grande potere suggestivo e narrativo: Il controllo totale del corpo femminile e l’ossessione per il figlio maschio.
La politica della pianificazione familiare si tradusse in una sorveglianza ossessiva sul corpo delle donne, divenute le vere vittime delle nuove misure. Le donne venivano costrette a contraccezioni forzate, aborti tardivi e sterilizzazioni di massa per non superare le quote di nascita assegnate a ciascun villaggio.
Nelle campagne cinesi, inoltre, la necessità di un erede maschio per il lavoro nei campi e la continuità familiare era radicata da millenni. Il romanzo mostra la tragedia psicologica e sociale di questa collisione tra la millenaria tradizione confuciana e la ferrea burocrazia comunista.
Mo Yan attraversa decenni di storia cinese senza esprimere un giudizio sulle politiche messe in atto dal governo comunista, facendo ampio uso di un’ironia grottesca che accompagna il lettore in un viaggio nella Cina rurale dell’epoca che ancora oggi costituisce uno dei temi centrali della cultura e della politica cinese, vista in contrapposizione con la Cina costiera, delle grandi città industriali e ipertecnologiche. È proprio su questo rapporto che si gioca il futuro della Cina ed è la tematica che più può farci comprendere la complessità geografica, antropologica e politica cinese.
Il rapporto tra la Cina rurale e le città industriali è uno squilibrio strutturale e al contempo un asse di stabilità politica, segnato da divario di ricchezza, controllo della popolazione e politiche di rivitalizzazione delle campagne. Popolazioni rurali che vivono sulla propria pelle lo squilibrio sociale ed economico e che, storicamente, irrompono nella storia cinese attraverso proteste, anche violente, e richieste di cambiamenti strutturali.
Usiamo la cultura, la lettura e il sapere per provare a comprendere un mondo che è distante da noi soltanto apparentemente e con il quale siamo in relazione da moltissimi secoli. La cultura è fondamentale per comprendere la diversità perché fornisce le chiavi di lettura, i valori e le storie attraverso cui diamo senso al mondo. Senza di essa, le differenze possono apparire soltanto come ostacoli anziché come ricchezze.
- Maurizio D’Ago: Presidente Acli Campania
