Patto tra i leader delle religioni

Giuliano Savina

Aperta la via italiana del dialogo interreligioso nello spazio pubblico e per la coesione sociale

Il 25 giugno 2026 all’Ara Pacis, nel centro di Roma, è stato celebrato un evento storico. Quindici responsabili di quattordici comunità religiose presenti in Italia hanno firmato un Patto. L’hanno chiamato “La via italiana del dialogo interreligioso nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.

Tutto questo è frutto di un cammino di quattro anni che hanno attraversato la delicata e drammatica situazione geopolitica mondiale e le sue possibili ricadute nel nostro Paese. In questi anni si sono sintetizzati precedenti incontri bilaterali, multilaterali, convegni, seminari che hanno costruito la reciproca conoscenza non solo tra i responsabili delle religioni, ma l’incontro/accoglienza/stima delle stesse comunità presenti nei territori di un’Italia sempre più pluriconfessionale e plurireligiose. Basta salire sulla metropolitana di una città o viaggiare sul treno, sul bus o su qualsiasi tram ed accorgersi dai volti della pluralità etnica che abita il nostro Paese da sempre immerso in una mediterraneità diasporica.

Ciò che si è celebrato all’Ara Pacis è stato un evento unico, frutto di un cammino e tale da aprire un cammino ulteriore, ma sarebbe meglio dire dei cammini ulteriori.

Il Patto scritto a più mani – essenziale nella sua struttura: un Preambolo, nove Impegni e nove Azioni – letto e riletto, punto di arrivo di un’esperienza di conoscenza reciproca, di dialogo, di condivisione, e passato al vaglio dei luoghi dirigenziali di ciascuna comunità religiosa e da essi approvato, trova “in tutto questo” il suo valore/dimensione più autorevole.

I responsabili in questi anni hanno imparato a guardarsi negli occhi, a vincere i reciproci pregiudizi, a scoprire nell’altro una ricchezza che non immaginavano, a comprendere che l’altro nella sua diversità non è una minaccia ma è essenziale alla comprensione della mia stessa identità [1].

Hanno soprattutto compreso quanta ricchezza ci sia nelle tradizioni religiose. Ogni tradizione religiosa porta con sé valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti, vive la ricerca del Sacro, l’esperienza della Trascendenza e del senso ultimo dell’esistenza; e tutto questo costituisce un patrimonio per il nostro Paese e per l’umanità. Le religioni possono offrire un contributo prezioso al progresso materiale e spirituale della nostra società.

Il giorno precedente, si sono incontrati, in presenza, per la quarta volta sempre secondo il metodo della conversazione spirituale. Questa metodologia mette al centro l’ascolto dell’altro e il rispetto del pensiero dell’altro. Questa metodologia crea le condizioni di possibilità giuste, quelle che favoriscono una corretta dialogicità. Questo quarto incontro è stato diverso dagli altri perché è servito a fare sintesi del cammino compiuto. In questi anni si sono detti reciprocamente che il dialogo inter religioso ha un grande valore in ordine allo sviluppo della società italiana e può contribuire in maniera significativa alla coesione sociale, alla promozione di una cultura della pace fondata sulla giustizia, la compassione, il senso della interdipendenza tra i popoli che ci rende un’unica famiglia umana, il rispetto della dignità della vita e la salvaguardia del pianeta.

Inoltre, si sono detti quanto il Patto esprima la scelta di percorrere la via del dialogo con determinazione qualunque cosa accada, in particolare l’impegno a continuare a incontrarsi nel rispetto e nell’ascolto reciproco, a lavorare insieme a servizio del bene comune, per far crescere il senso di comunità e affinché la violenza non abbia mai l’ultima parola.

C’è una indubbia complessità nell’essere credenti e praticanti di fedi diverse, ma i responsabili sono convinti, anche per ciò che hanno sperimentato negli ultimi anni, che è proprio a partire da ciò che li rende diversi possono trovare la via dell’unità, di quella armonia che è l’accordarsi si sonorità diverse ma a partire dall’ascolto della nota fondamentale e che chiede finezza di ascolto.

Non è mettendo tra parentesi la propria fede ma muovendo da ciò che essa esprime più profondamente, vivendola con serietà e autenticità che si può aprirsi all’altro senza paura; non è difendendo strenuamente la propria identità ma riconoscendone l’apertura verso l’Alto che la fonda e che sfugge ad ogni pretesa di possesso esclusivo, che è possibile imparare a comprendersi nella relazione all’altro, e imparare a gustare pur nelle inevitabili fatiche e difficoltà tutta la bellezza e la forza di questa relazione.

È questo il messaggio che il Patto firmato dai Responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia e che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Un messaggio che viene dall’esperienza che ha condotto alla sua stesura.  È un messaggio dalla portata umanizzante che ha un indubbio valore in un tempo di frammentazione e di crescente polarizzazione in cui anche nel nostro Paese alla fiducia reciproca rischia di sostituirsi una paura che mortifica la vita e incrina il senso di comunità.

Questo Patto è perciò una assunzione di responsabilità coraggiosa e concreta, vuole essere: rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella concretezza e nella visione.

Un Patto da far diventare vita concreta nelle comunità di fede per poter abitare questo Paese con consapevolezza e coraggio. In un tempo segnato da guerre, violenze e dall’uso della forza e degli eserciti per regolare i conflitti, la firma del Patto è una notizia davvero importante e fonte di speranza. È pure un segnale molto rilevante quello di voler unire le fedi e le voci in un tempo in cui soffiano pericolosi venti di odio, di discriminazione e di intolleranza. A chi ha attivamente lavorato per costruire questo Patto – in cui leggiamo: “Ci impegniamo  a promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società” – va il nostro ringraziamento per questa testimonianza che arricchisce tutta la società civile italiana. La presentazione del testo al Quirinale nel giorno dell’80º anniversario dell’Assemblea costituente e le parole del presidente Mattarella ne sono la più chiara e limpida dimostrazione.

NOTE

Nella stesura del presente articolo ho tenuto presente la sintesi magistrale della Prof.ssa Giuseppina De Simone che ha moderato la Conversazione spirituale dei Leader delle Religioni autoconvocati il 24 giugno 2026 presentata dalla stessa come introduzione alla firma del Patto, si veda https://www.youtube.com/watch?v=4jXpS-VSsCo&t=7s

 Dal 2023 ogni anno presso l’Aula Magna della CEI i Responsabili si sono autoconvocati, è possibile conoscere i verbali e la sintesi video degli incontri: Primo incontro dei Responsabili delle Religioni che sono in Italia – Roma, 27 giugno 2023; Secondo incontro dei Responsabili delle Religioni che sono in Italia – Roma, 25 giugno 2024; Terzo incontro dei Responsabili delle Religioni che sono in Italia – Roma, 25 giugno 2025

  • Don Giuliano Savina – Direttore dell’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana

 

 

 

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