Giovanna Bitto: una vita per i diritti e le ACLI

Archivio Storico Acli

La storia di una donna che ha attraversato le vicende socio-politiche del nostro Paese, dal dopoguerra fino agli ultimi anni della sua esistenza, lavorando incessantemente per il bene dei lavoratori, ed in particolare delle donne 

È nostra intenzione, a partire da quest’articolo, ricordare i protagonisti della collana “Profili. Uomini e donne delle Acli” – nata nei primi mesi del 2000 – a cui l’Archivio Storico ha collaborato mettendo a disposizione il proprio patrimonio documentale. 

 Iniziamo con Giovanna Bitto, per tutti Gianna. Nata a Messina nel 1925 in una famiglia povera, riuscì a terminare gli studi medi e a soli sedici anni iniziò a lavorare all’Ufficio di collocamento, grazie a un permesso speciale che le consentì di essere assunta prima dell’età minima prevista dalla legge. 

 Nel 1951 fu notata dal segretario nazionale della Cisl-Inam, che le propose di trasferirsi a Roma: Gianna accettò con entusiasmo, desiderosa di emanciparsi e di viaggiare. Studiò mentre lavorava, conseguendo prima la licenza liceale e poi la laurea in Psicologia Sperimentale nel 1955. In Cisl crebbe professionalmente fino a diventare capoufficio centrale, impegnandosi in prima linea nella Commissione femminile e nelle battaglie per le pari opportunità. 

 L’incontro con le Acli avvenne nel 1956 e fu, come lei stessa raccontava, “amore a prima vista”. Gianna rimase colpita dalla grande apertura culturale del movimento e dalla sua capacità di coniugare radici cristiane e impegno sociale. Entrò nel gruppo femminile e ne divenne delegata a Roma e poi a livello nazionale. Nel 1969 fu eletta nel Consiglio nazionale sostenendo la maggioranza guidata da Emilio Gabaglio, con cui condivise una stagione di acceso dibattito interno e di forte fermento politico e culturale.  

 In quegli anni, segnati dal dibattito interno sull’autonomia del movimento e sulle nuove prospettive politiche delle Acli, Gianna svolse un ruolo di primo piano. Era parte attiva delle riunioni, sostenendo coerentemente il cammino di rinnovamento e assumendosi la responsabilità di posizioni spesso minoritarie ma sempre lucide e motivate. Molti ricordano la sua casa come luogo di incontro, dove si discuteva di politica, si condividevano momenti di convivialità e si alimentava una rete di relazioni che andavano oltre le differenze generazionali e culturali.  

 Gianna Bitto fu inoltre protagonista delle grandi battaglie civili degli anni Settanta: partecipò alle mobilitazioni per il divorzio e per l’aborto, agli scioperi per i diritti dei lavoratori, alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam e alle iniziative di sostegno agli esiliati cileni. Sempre al fianco delle donne, si impegnò per l’emancipazione femminile non solo nelle sedi politiche e sindacali, ma anche nella vita quotidiana, incarnando un modello di autonomia e libertà – celebre, in questo senso, la sua Lancia Fulvia Coupé decappottabile, simbolo di indipendenza in un’epoca in cui le donne guidavano raramente auto sportive.  

 Andata in pensione negli anni ‘80, si impegnò nella FNP (Federazione Nazionale Pensionati) occupandosi in particolare delle condizioni di vita precarie degli anziani in quelle che oggi chiamiamo RSA. 

Gianna Bitto si spense a Roma nel 2021, lasciando un’eredità profonda nelle Acli, nella Cisl e in tutti coloro che hanno condiviso con lei percorsi di lotta, crescita e solidarietà. La ricordano per la vitalità contagiosa, la generosità, la capacità di ascolto e la fermezza etica, caratteristiche che ne fanno ancora oggi un punto di riferimento per chi crede in un impegno sociale fondato sulla giustizia, sulla partecipazione e sulla dignità della persona.  

 

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