La prima realizzazione di un laboratorio didattico per studenti, in collaborazione con il Dipartimento di storia dell’Università Roma Tre…
Ce l’abbiamo fatta! Quest’anno siamo partiti con la prima realizzazione di un laboratorio didattico per studenti, in collaborazione con il Dipartimento di storia della Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Roma Tre.
Ci siamo preparati con cura. Abbiamo pensato, ideato, programmato e realizzato una attività, che potesse dar senso e significato a questo incontro. Il 25 novembre si sono presentati circa trenta ragazze e ragazzi che si stanno preparando a diventare assistenti sociali o sociologi. Non avevano mai visto un archivio e, per la prima volta, entravano nel nostro palazzo. Si erano iscritti con la curiosità di conoscere un luogo nuovo e noi abbiamo accolto questa sollecitazione come una ulteriore sfida: aggiungere un altro tassello al progetto di far vivere il nostro archivio storico.
Li abbiamo accolti raccontando e mostrando loro concretamente cos’è un archivio, a cosa serve, cosa ne stiamo facendo e, per finire, abbiamo messo a loro disposizione materiali utilizzabili per la preparazione del loro esame.
A questo punto, se a qualcuno sorgesse la domanda: cosa c’entra un archivio con le professioni che questi ragazzi e ragazze si preparano ad esercitare? La risposta è semplice: oggi più che mai, in ogni ambito lavorativo, c’è la necessità di conservare la propria documentazione e memoria. Questo non vale solo per i servizi di cura, ma per tutte le professioni. Abbiamo bisogno di ripensare modi e tempi della conservazione per non rischiare di perdere il filo della memoria dei saperi. Ciò a cui assistiamo, in parte impotenti, è l’evidenza di una distanza sempre più larga dei registri linguistici e la comunicazione tra le generazioni: alcune volte ci si parla ma non ci si capisce! Questo vale anche per i saperi, le competenze e le pratiche professionali. Un archivio, per la sua specifica funzione di conservazione, può contribuire a rafforzare l’idea e la pratica della costruzione di linguaggi condivisi e trasmissibili.
Questa, speriamo sia solo la prima di una serie di esperienze in collaborazione con le realtà educative del territorio. Sarebbe bello allargare questa proposta anche ai ragazzi delle scuole medie e superiori. Chissà che qualcuno non si appassioni? Abbiamo bisogno di giovani che si innamorino di questo mestiere!
