Monte Sole, memoria e pace

Francesco Lauria

Oggi risaliamo tutti a Montesole insieme a Don Giuseppe Dossetti e alla Piccola Famiglia dell’Annunziata e facciamo memoria di tutte le vittime innocenti martiri dell’odio e dell’ideologia.

L’arcivescovo di Bologna, cardinal Matteo Zuppi è così intervenuto, domenica 27 settembre, nella Basilica di San Petronio, in occasione della beatificazione dei tre sacerdoti noti come «i martiri di Monte Sole»: don Elia Comini, salesiano, padre Martino Capelli, dehoniano, e don Ubaldo Marchioni, sacerdote diocesano. La cerimonia è stata presieduta, in rappresentanza del Papa, dal cardinale Marcello Semeraro e concelebrata dal cardinale Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, insieme a don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani, e a padre Carlos Luis Suárez Codorniú, superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. Il martirio dei tre sacerdoti avvenne tra il 25 settembre e il 5 ottobre 1944 sulle alture di Monte Sole, nell’Appennino bolognese, dove gran parte della popolazione fu vittima di una delle stragi più efferate della Seconda guerra mondiale: 770 vittime, ad opera della 16ª SS-Panzergrenadier-Division, con l’appoggio di squadre fasciste, nell’eccidio tristemente noto come «Strage di Marzabotto».

Come ha scritto Chiara Pazzaglia su Avvenire, i tre sacerdoti martiri di Monte Sole diventano beati e la loro storia ha molto da dire ai cristiani e a tutti gli uomini e le donne di oggi: Che cosa ha da dire, infatti, al nostro tempo la beatificazione dei preti martiri di Monte Sole, riconosciuti come martiri “in odium fidei”?

Ha dichiarato ancora Zuppi: «La memoria dei preti martiri di Monte Sole non appartiene soltanto al passato, ma apre al futuro. È una luce che può accompagnare il cammino della nostra Chiesa e delle nostre comunità, indicando a tutti la via esigente e bella della fraternità, della pace e della fedeltà. La testimonianza di chi ha scelto di restare con la propria comunità, interpella profondamente anche noi. Ci chiede di scegliere la pace con decisione, di unirci con tutte le nostre energie a quanti, nel mondo, si impegnano per disarmare i cuori e le mani. Ci invita a disinnescare l’ostilità con il dialogo, a custodire insieme verità e perdono, giustizia e misericordia».

I tre sacerdoti martiri si affiancano al beato Giovanni Fornasini, ucciso anch’egli durante le stragi naziste e beatificato nel 2021. In questi ultimi anni, il cardinale Zuppi ha contribuito, insieme ai monaci e alle monache della Piccola Famiglia dell’Annunziata, fondata da don Giuseppe Dossetti, a riportare Monte Sole al centro della coscienza civile ed ecclesiale, non solo come luogo della memoria, ma come messaggio per il nostro tempo strappato e bellico.

Nell’agosto 2025, tra i ruderi del paese abbondonato dopo le stragi di Casaglia, l’arcivescovo di Bologna lesse i nomi dei bambini israeliani e palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023 in poi, in numero infinito e tutt’ora crescente a Gaza e in Cisgiordania.

Il 12 agosto 2026 ha poi guidato una veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa, mettendo in relazione gli eccidi di Monte Sole alle sofferenze contemporanee del Medio Oriente e della Palestina in particolare. Monte Sole si è affermato come un luogo, che peraltro ospita da decenni anche una “Scuola di Pace, in cui le vittime di ieri incontrano quelle di oggi. La Scuola di Pace, nata nel 2002, ha tra i suoi simboli la pisside forata dai proiettili e protetta con il proprio corpo da don Ubaldo Marchioni. Essa fu ritrovata solo all’inizio degli anni Ottanta del Novecento, quando il cardinale Giacomo Biffi accordò il permesso a Don Dossetti e alla sua comunità di insediarsi a Monte Sole.

Sempre su Avvenire, Padre Paolo Barabino, attuale superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata, che custodisce e attualizza nel tempo presente la presenza fondata da Dossetti a Monte Sole, ha sottolineato come questa beatificazione parli direttamente al nostro tempo: «La vicenda dei tre sacerdoti martiri pone una domanda attuale: come vivere da cristiani dentro la violenza della storia? Quale testimonianza offrire quando il conflitto e l’odio sembrano prevalere? Anche per questo motivo la beatificazione ha molto da dire agli uomini e alle donne di oggi. Non si tratta soltanto di riconoscere quanto accaduto durante gli eccidi di Monte Sole, ma di comprendere il significato di una presenza cristiana capace di restare accanto alle persone nei momenti più drammatici».

Nel 1994, dopo un lungo periodo di quasi oblio, almeno di quella “parte” della strage avvenuta “a monte”, di Marzabotto, fondamentale strumento di memoria è stata la pubblicazione del corposo volume: “Le querce di Monte Sole” di Mons. Luciano Gherardi, compagno di scuola e di seminario di don Ubaldo Marchioni. Il testo si fregiò di una bellissima introduzione di Don Giuseppe Dossetti, di cui a breve si ricorderanno i i trent’anni dalla scomparsa, avvenuta il 15 dicembre 1996 a Monteveglio e che a Montesole oggi riposa. Nella sua introduzione al libro di Gherardi, Dossetti definisce la Resistenza come «una rivolta interiore contro ogni prevaricazione e ogni violenza eretta a sistema (…), una sfida dell’amore all’odio, della fede alla disperazione e della vita alla morte»

Per citare ancora Dossetti, la presenza da cristiani dentro la violenza della storia passa attraverso una pratica continua di una «coscienza vigile», capace di leggere gli eventi in modo critico, proprio perché l’umanità intera ha già visto il dolore provocato dai conflitti e dalle armi. E non è un caso che una piccola comunità della famiglia monastica dossettiana sia tuttora presente in Medioriente, nei territori occupati, a sette chilometri da Ramallah, e in Giordania. Ha ancora sottolineato Paolo Barabino riferendosi anche al contributo di Giuseppe Dossetti in sede di Assemblea Costituente e richiamando l’articolo 11 della Costituzione: «Il ripudio della guerra non è solo rifiuto, non è soltanto dire “no”.

Ha affermato il postulatore della causa di beatificazione dei tre sacerdoti, Pier Luigi Cameroni: «Facendosi scudo umano per i civili, proteggendo donne, anziani e bambini e tentando in ogni modo di arrestare l’ondata di odio, i sacerdoti furono veri testimoni di riconciliazione. Grazie al loro sacrificio e alla fede delle loro comunità, Monte Sole è passato dall’essere teatro di un efferato crimine di guerra a un laboratorio permanente di pace, disarmo interiore e resistenza spirituale contro ogni oppressione e totalitarismo».

Concludendo, non possiamo non citare ancora il cardinale Zuppi con le sue opportune riflessioni pronunciate al termine della celebrazione del 27 settembre, vero lascito e impegno per il presente e per il futuro per tutti gli uomini e le donne di buona volontà:

Dobbiamo vincere il male senza farci contagiare dal male. Il mondo è assetato di speranza e di vita, ed è sempre una “Magnifica Humanitas”. Vogliamo fare, essere memoria di quei giorni e di quelle querce. Ascoltare e trasmettere il grido di sofferenza dei tanti Abele uccisi dal loro e nostro fratello Caino. I sacerdoti di Montesole hanno vinto la paura per amore. Sono restati. Hanno dato la vita non da eroi, non da superuomini, ma da inermi innamorati di Cristo e del prossimo.

Non possiamo, infatti, separare questi pastori dalle loro comunità. Essi rappresentano tutte quelle comunità con cui si pensavano e che sono con loro. Papa Leone chiede con insistenza a tutti noi di essere artigiani di Pace e che tutte le nostre comunità siano casa di Pace e di nonviolenza. Pensiamo la Chiesa come madre addolorata di vittime innocenti mentre l’umanità sta scivolando oggi nella cultura violenta della potenza, dove la Pace non più come un compito da assumere, ma come un intervallo precario tra conflitti.  Riemerge la tentazione di costruire l’identità collettiva contro un nemico, la semplificazione lo schema prima io, amico nemico, noi, voi.  Tutto questo facilita decisioni spesso irresponsabili che minano la fiducia reciproca tra le nazioni mentre la costruzione della Pace è passata in secondo piano. Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali e non basta ritenere di non essere complici.  Non possiamo restare al livello di analisi astratte, dobbiamo toccare la carne di chi soffre, guardare i volti, ascoltare le storie, riconoscere le ferite. Impegniamoci a costruire il mondo nel Bene, iniziando con la nostra Vita”.

Monte Sole, nella memoria dei suoi martiri, dei tre sacerdoti uccisi, di don Giuseppe Dossetti, continua a parlarci.

A chiamarci alla preghiera, alla memoria e a un impegno presente e generativo di Pace e nonviolenza.

Tanto più in un tempo di militarizzazione pervasiva di tutta la comunità umana.

  • Francesco Lauria: ricercatore e formatore, sindacalista, docente a contratto di Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Torino.  Autore di numerosi saggi e monografie sui temi del lavoro, della memora, dell’educazione degli adulti, della rappresentanza del lavoro e della Pace.

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