L’eredità di Mimmo Lucà

Antonio Russo

Un impegno politico vissuto come servizio per il Paese

Il 13 febbraio 2025, esattamente un anno fa, ci lasciava Mimmo Lucà. Come forse molti ricordano, la Fondazione Achille Grandi insieme alle Acli nazionali, l’8 ottobre 2025 – nella prestigiosa Sala Protomoteca del Campidoglio di Roma – con il convegno “Da credente nella sinistra. Mimmo Lucà” hanno voluto rendere omaggio a questa figura ripercorrendo il suo impegno politico e sociale come espressione del cristianesimo sociale. Il convegno ha rappresentato un momento di riflessione sul contributo di Lucà alle grandi trasformazioni politiche, sociali ed ecclesiali degli ultimi decenni. 

In quella occasione ho sottolineato come “la vicenda politica di Mimmo Lucà è stata feconda e mai paga di ricerca di giustizia sociale e di dignità per ogni essere umano. Era dotato di un’autentica generosità e di una intelligenza non comune che gli permetteva di leggere oltre le apparenze, nonché di una personalità aperta all’ascolto e al confronto. La sua era una forza morale che ispirava fiducia. Il suo impegno sociale e politico, mai slegato dalla dimensione di fede, è stato sempre orientato a realizzare il portato della Costituzione, a dare vita alle intuizioni dei Padri costituenti. Lo ha fatto con rigore, con laicità ma allo stesso tempo con l’assillo di cercare, nelle cose della terra, le cose di Dio, perché per lui la fede era un dono da condividere con tutti coloro che fossero orientati da principi di pace, di giustizia sociale, di accoglienza e di fraternità”.  

Lucà ha portato, nella sua esperienza politica istituzionale, l’impegno a costruire una società equa, in cui diritti, opportunità e risorse siano distribuiti in modo giusto tra tutti i cittadini. Per lui la politica autentica è, e resterà sempre, una missione che va vissuta con spirito di servizio, mettendosi in ascolto della realtà, cercando soluzioni concrete per migliorare la vita delle persone, non per esercitare un potere fine a sé stesso. La stagione politica attuale ci consegna purtroppo una deriva che sembra avere perso questo orizzonte. 

Voglio anche in questa occasione – come ho fatto l’8 ottobre 2025 – richiamare il valore e la portata dell’azione parlamentare di Mimmo Lucà che segnala con tutta evidenza la sua capacità di tradurre ed incarnare i valori e i principi che hanno ispirato la sua azione politica.  

Nel 1994 arriva in Parlamento, eletto nel Collegio di Rivoli – dove verrà riconfermato più volte – nella cintura di Torino, luoghi di ceti operai, di comunità colpite dalla ristrutturazione industriale del settore dell’auto, che si trovano nella necessità di ridefinire nuove forme di coesione sociale. 

La prima proposta di legge che vede Lucà come primo firmatario, nel 1995, riguarda la disciplina organica dell’Associazionismo. Si tratta di un primo segnale chiaro della direzione che intende dare al suo impegno parlamentare. Questa legge può essere considerata come antesignana della riforma del Terzo Settore, che sarà avviata nel 2017 con la legge delega prima e il successivo Codice del Terzo Settore poi. Se oggi l’art. 55 della riforma introduce i principi di co-programmazione e co-progettazione, è anche grazie alle intuizioni di legislatori che, come Lucà, furono dei precursori. 

Nel 2000, sarà primo firmatario della legge 383 sulle associazioni di promozione sociale e della 328 la “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. Si tratta dell’approdo legislativo che meglio raccoglie il lavoro politico e culturale fatto crescere dentro e fuori le aule parlamentari, anche grazie al contributo di laici esperti di sistemi di welfare e di fragilità sociale (uno per tutti, Massimo Campedelli), sacerdoti come Mons. Giovanni Nervo, fondatore e primo presidente della Caritas Italiana e partigiano, e don Giuseppe Pasini, per anni Accompagnatore spirituale delle ACLI e primo direttore della Caritas Italiana.  

La legge di riforma dei Patronati, la 152 del 2001, di cui Mimmo Lucà è primo firmatario cambia profondamente la dinamica dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione. La norma agisce sul sistema di tutela e promozione dei diritti delle persone, introduce una nuova generazione di diritti per le lavoratrici e i lavoratori, modifica i rapporti tra Enti di rappresentanza delle istanze dei cittadini. Ma prima di tutto attribuisce agli Enti di patronato una dignità politica.  

La legge 152 racchiude in sé una sorta di paradigma dell’impegno politico e sociale di Lucà. Questa può essere letta come sintesi del suo percorso di impegno politico, iniziato a Torino con la creazione del Tribunale per i diritti del malato, proseguito nelle iniziative da dirigente delle Acli del capoluogo piemontese, consolidatosi con la guida del Patronato Acli a livello nazionale, affinatosi nella sua esperienza di Deputato e conclusosi come Presidente del Consorzio CIdIS tra vari Comuni dell’hinterland torinese.  

La sua visione degli Istituti di Patronato è quella di “Enti di frontiera”, slegati dalla complessità e farraginosità della macchina amministrativa pubblica, capaci di flessibilità e come tali adatti ad avanzare nuove soluzioni a problemi sociali irrisolti, mantenendosi connessi alle Istituzioni, cui sono legati da rapporti quasi organici, tali da poter esercitare una pressione per la trasformazione graduale dell’azione pubblica. È una legge, che è anche un paradigma della visione sociale di Lucà: inizia ricercando le radici dello Stato sociale così come emerge dalla Costituzione, preoccupandosi che le sue enunciazioni abbiano applicazione concreta tramite i Patronati, delineando il loro campo di intervento con riferimento ai diritti inviolabili dell’uomo, alla “sostanza” dei principi costituzionali: per la rimozione degli ostacoli che impediscono l’eguaglianza sostanziale; per proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù; per tutelare la salute; per tutelare il lavoro, la malattia, l’invalidità, vecchiaia di lavoratrici e lavoratori, per sostenere gli inabili e chi sia sprovvisto dei mezzi necessari per vivere.  

Altra tappa importante del suo percorso ed impegno parlamentare è quello che lo vede presiedere, dal 2006 al 2008, la Commissione Affari sociali. In quegli anni viene istituito il Ministero della Solidarietà sociale in cui confluiranno parte delle competenze del Ministero del Lavoro e del Ministero della Salute, un’esperienza unica che favorirà la possibilità di distinguere – ma anche di tenere uniti in maniera precisa – i temi della salute, della previdenza e della assistenza. Resterà l’approccio istituzionale più significativo nella direzione di non considerare la sanità e il sociale come due cose separate: Lucà ha sempre ritenuto che questa barriera, politica e tecnocratica, fosse uno dei grandi problemi da risolvere per una seria riforma del sistema di welfare sociosanitario nel nostro Paese.   

Nel periodo di Presidenza alla Commissione Affari Sociali, prede forma il progetto di costituzione di un Fondo per persone non autosufficienti e la proposta, poi approvata, di svolgere “un’indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia”, che per la prima volta, analizzerà in maniera sistematica tutte le esigenze della famiglia italiana: dal sostegno al reddito, a quello per la maternità e la paternità, per i disabili, gli adolescenti, la salute, la scuola; dal ruolo della donna agli squilibri in ambito fiscale, agli aspetti problematici del sistema previdenziale. Una indagine che intendeva colmare il solco tra dichiarazioni politiche e stato dei fatti, dei problemi concreti, la distanza tra il contesto legislativo e i problemi reali del Paese.  

I presupposti che mossero la prospettiva riformista di Lucà furono quelli della necessità di un ammodernamento dello Stato, della legislazione fiscale, della legislazione del lavoro (maternità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, sostegno alla genitorialità, accompagnamento dei giovani alla costituzione di nuove famiglie), dei diritti sociali e sanitari, della scuola, dell’immigrazione, della partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla vita pubblica.  

In questa cornice di profondo cambiamento, nascono norme rivoluzionarie di cui Lucà fu tra i massimi protagonisti. Principi come coesione sociale, equità, solidarietà e sussidiarietà orientano le riforme e le nuove leggi. La storia e la sensibilità di Mimmo è stato un valore aggiunto per la lunga e proficua stagione legislativa alla quale prenderà parte: ha lavorato alla produzione di 50 proposte di legge come primo firmatario e quasi 300 proposte di legge di cui è stato cofirmatario. Non vi è dubbio che in quella stagione politica – prima del ventennio berlusconiano – fu possibile avviare riforme importanti anche grazie al contributo di governi e ministri con provenienze culturali e politiche caratterizzate da una particolare attenzione sociale. Solo per citarne alcuni: Livia Turco; Rosy Bindi; Carlo Azeglio Ciampi; Cesare Salvi, Raffaele Morese, Marcella Lucidi. 

Concludendo Mimmo Lucà è stato un cristiano credibile che ha praticato la fede attraverso le opere, facendosi promotore di riforme che migliorassero la vita di ognuno; un pioniere che ha lottato con coraggio perché si affermassero soprattutto i diritti degli ultimi. Una persona autentica: politico, uomo di fede, dirigente delle Acli o cristiano sociale, Mimmo è stato sempre e solo la stessa persona, senza incoerenze. Ecco sì, un uomo che mi ha insegnato qual è la postura giusta da tenere da credente nella sinistra.  

Antonio Russo 
Presidente della Fondazione Achille Grandi 

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