I presidenti delle Conferenze episcopali di Italia, Francia, Germania e Polonia firmano un documento congiunto che richiama l’eredità dei padri fondatori e l’urgenza di una più forte integrazione
Vi proponiamo il documento “Cristiani per l’Europa. La forza della speranza” – diffuso lo scorso 13 febbraio – in quanto crediamo rappresenti un forte richiamo ad una rinnovata responsabilità dei credenti per il futuro del continente. “È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme!”. Parte con queste parole di Leone XIV, pronunciate al termine del Giubileo della Speranza, l’appello firmato dai presidenti delle Conferenze episcopali di Italia, Francia, Germania e Polonia.
“Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza”, scrivono i vescovi”. Di fronte a tale scenario, l’Europa è chiamata a “riscoprire la sua anima” per offrire “il suo indispensabile apporto al bene comune”. A firmare l’appello sono il card. Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, mons. Georg Bätzing, vescovo di Limburgo e presidente della Conferenza episcopale tedesca, e mons. Tadeusz Wojda, arcivescovo di Danzica e presidente dei vescovi polacchi.
Il documento ripercorre le radici cristiane del progetto europeo, sottolineando che “dopo le civiltà ellenistica e romana, il cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del nostro continente” plasmando “il volto di un’Europa umanista, solidale e aperta al mondo”.
L’appello riprende le parole della Dichiarazione che nel 1950 portò alla creazione della Ceca, primo passo verso l’UE: “L’Europa non si farà in un colpo solo, né attraverso una costruzione d’insieme; essa si farà attraverso realizzazioni concrete, creanti anzitutto una solidarietà di fatto”. Importante anche il monito contro i nazionalismi, con le parole di De Gasperi: “Il nazionalismo esacerbato è una forma di idolatria: colloca la nazione al posto di Dio e contro l’umanità”. “L’Europa unita non è nata contro le patrie, ma contro i nazionalismi che le hanno distrutte”, ricordava lo statista,
Il testo guarda al presente con realismo: “Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere”. L’Europa, “nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza”, dovrà optare “per la risoluzione sovranazionale dei conflitti” e restare “sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace”.
L’appello termina con un invito all’impegno concreto: “Il mondo ha bisogno dell’Europa”, scrivono i quattro presidenti, richiamando le parole di Robert Schuman: “Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile”.
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