Democrazia, partecipazione e rappresentanza

Fabio Cucculelli

Tornare, sul piano teorico e dell’azione politica, al concetto di democrazia deliberativa consente di fare degli avanzamenti dando risposte concrete al bisogno di partecipazione consapevole dei cittadini

L’alta affluenza al voto nel referendum costituzionale dello scorso marzo ha riacceso il dibattito sul tema della democrazia deliberativa. Gli italiani hanno riconosciuto il valore della posta in gioco, si sono sentiti interpellati da qualcosa che li riguardava. Questa grande partecipazione (rilevante in particolare quella giovanile) riflette l’attivismo della società civile che ha dato vita a processi diffusi di partecipazione e discussione per favorire una scelta più consapevole dei cittadini. Va sottolineato come l’importante mobilitazione per raccogliere le firme a sostegno della richiesta popolare di referendum non era gradita dal centrodestra e non è stata promossa dal centrosinistra, che poi l’ha sostenuta. È significativo come diverse espressioni del mondo cattolico – Acli, Agesci e Azione Cattolica, per citarne alcune – ma anche di quello laico (es. Arci) abbiano proposto molti momenti di confronto su tutto il territorio.

Per capitalizzare questo successo della democrazia è necessario insistere su una presenza attiva della società civile nelle scelte grandi e difficili che questo tempo pone alle nostre società. La democrazia non è fatta solo di libertà individuale e di elezioni regolari, ma passa attraverso la partecipazione più estesa possibile dei cittadini a corpi sociali a cui fa riferimento l’art. 2 della Costituzione. Ed è interesse delle forze politiche sostenere la vitalità della società civile e favorirne il rapporto con le istituzioni.

Il ruolo cruciale della democrazia deliberativa
Alla crisi dei partiti e della democrazia rappresentativa hanno cercato di rispondere, in forme e modi diversi, le scorciatoie populiste e sovraniste ma questa strada si dimostra inadeguata ad affrontare le complesse questioni dell’oggi: politiche, sociali, culturali, economiche ed ecologiche. A nostro avviso tornare sia sul piano teorico che dell’azione sociale e politica al concetto di democrazia deliberativa ci consente di fare degli avanzamenti e di dare risposte concrete al bisogno di partecipazione consapevole della cittadinanza.

Come ha osservato lucidamente Norberto Bobbio “l’essenza della democrazia non consiste nella conta dei voti tra posizioni precostituite, secondo il principio di maggioranza, o nella negoziazione tra interessi dati, ma nella discussione fondata su argomenti (deliberation, in inglese) tra tutti i soggetti coinvolti dal tema sul tappeto. Le numerose esperienze pratiche che si richiamano alla democrazia deliberativa si fondano su due pilastri: da un lato l’uso del confronto argomentato, dall’altro l’inclusione di tutti gli interessi e i punti di vista che sono toccati dall’oggetto della discussione. La democrazia deliberativa è, quindi, una forma di democrazia partecipativa, ma i suoi contorni sono più circoscritti e più definiti. Esclude la pura e semplice azione di pressione dei movimenti o delle associazioni sulle istituzioni (che invece la democrazia partecipativa sembrerebbe ammettere) e pretende che tra i diversi punti di vista si instauri un confronto dialogico” (Bobbio N., 2006)

È importante sottolineare come la democrazia deliberativa non coincida con la democrazia partecipativa e non sia alternativa alla democrazia rappresentativa. Può essere un modo per arricchirla, approfondirla, dargli sostanza grazie al coinvolgimento dei cittadini. In questa prospettiva i media digitali possono essere molto utili perché consentono di estendere la sfera pubblica della decisione razionale e di favorire la formazione di un’opinione pubblica informata.
La democrazia deliberativa possiede notevoli potenzialità perché consente di:
a) accrescere la cultura civica, perché i processi deliberativi sono “scuole di democrazia” che sviluppano le capacità e le competenze di coloro che vi prendono parte;
b) produrre decisioni migliori, perché i soggetti interessati hanno a dispostone conoscenze più approfondite dei problemi e proposte efficaci in merito alle soluzioni;
c) giungere a scelte condivise perché sono i cittadini a definire in cosa consista l’interesse pubblico;
d) aumentare la legittimità delle decisioni, perché raggiunte con il coinvolgimento diretto delle comunità e accrescere la legittimità delle autorità che ricorrono a questo tipo di percorsi;
e) gestire i conflitti, riducendone l’intensità e trasformandoli in opportunità di produzione di scelte condivise (Lewaski R., 2007).

Il concetto di democrazia deliberativa è frutto di un complesso e articolato dibattito nato nel Nord America e sviluppatosi anche in Europa a partire dai primissimi anni ’80 dello scorso secolo. L’ideale normativo della democrazia deliberativa viene generalmente associato al pensiero dei filosofi novecenteschi Dewey, Rawls, Habermas e Schoen, accomunati dall’attenzione alla dimensione riflessiva e argomentativa del comportamento umano, all’indagine e alla conoscenza come fondamenti dei processi cognitivi e al confronto fra punti di vista diversi come base dei processi di interazione collettiva.

Già a partire dai primi anni ’60 il grande filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas – scomparso lo scorso 14 marzo all’età di 96 anni – con Storia e critica dell’opinione pubblica (1962) e poi con altri lavori successivi, ha dato risalto ai problemi della comunicazione e alla funzione dell’opinione pubblica nella società contemporanea, rivendicando il ruolo politico della razionalità come dialogo non soggetto a condizioni di dominio. Habermas ha aperto nuovi orizzonti per gli studi sulla genesi e le trasformazioni della sfera pubblica politica: questo concetto ha accompagnato senza soluzione di continuità tutte le sue opere.

Il filosofo tedesco nel suo ultimo libro “Nuovo mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa” (2023) torna ad interrogarsi sul nuovo mutamento di struttura della sfera pubblica, determinato da Internet e dai social media nel contesto di un ecosistema mediale, ibrido, decentrato e reticolare. Tale trasformazione sta incidendo sul funzionamento deliberativo degli ordinamenti democratici e sulla riproduzione simbolica del mondo della vita, con una frammentazione della sfera pubblica e la polverizzazione delle opinioni generali. Verrebbe così cancellato uno spazio collettivo di intermediazione, essenziale per la libera formazione della volontà politica, per la deliberazione democratica e per i nostri stessi processi di apprendimento e di riflessione. Per Habermas la condizione necessaria della democrazia resta la comunicazione pubblica che costituisce il nesso necessario tra l’autonomia politica dell’individuo e la formazione della volontà politica comune di tutti i cittadini.

Sul piano teorico va ricordato il confronto fra Habermas e Rawls intorno alla democrazia deliberativa, uno snodo importante della filosofia del XX secolo. Rileggerlo nel contesto attuale dominato da decisioni politiche che tornato a scegliere la guerra come via per risolvere i conflitti, ci ricorda la rotta da seguire e la necessità di affinare la nostra idea di democrazia (Ferrara A., 2023). Rawls e Habermas individuano due strategie, simili negli scopi ma diverse rispetto al modo di raggiungerli, per rispondere ad una questione di fondo: individuare principi che possano permettere la convivenza senza oppressione di gruppi diversi per interessi, valori e influenza politica.

In Italia, Francesco Viola ha proposto un interessante teorizzazione della democrazia deliberativa aprendo il ragionamento alla sfida della società multiculturale. In particolare “la deliberazione, che è propria della democrazia, comprende in sé sia la negoziazione sia l’argomentazione, che in quanto forme comunicative” possono essere molto utili quando si opera un confronto sulle identità e sui valori (Viola F., 2013).

Conclusioni
Oggi la democrazia deliberativa si è affermata come una delle correnti fondamentali del pensiero democratico contemporaneo, in grado di proporsi come un’alternativa convincente alle distorsioni plebiscitarie e tecnocratiche cui è esposta la democrazia rappresentativa, ma anche alle frequenti illusioni di ritorno alla democrazia diretta. Uno stile e un ideale deliberativo gioverebbero alla salute della democrazia: elezioni e maggioranze sono strumenti troppo rozzi per governare un mondo complicato. Il deliberativismo offre anche un contributo pedagogico: incita ad ascoltare e rispettare l’altro, ad elaborare scelte condivise, come tali più legittime.

In tutto il mondo si stanno moltiplicando gli esperimenti di un nuovo modo di intendere la pratica democratica basato sulla partecipazione deliberativa, un sistema in cui i cittadini sono posti al centro del processo decisionale e che promette di rispondere al malessere delle democrazie occidentali. In quest’onda di cambiamento, l’Italia è tuttavia in ritardo; nel nostro paese, infatti, la partecipazione deliberativa non è mai decollata davvero poiché, pur in presenza di processi partecipativi a livello per lo più locale, non si riscontra – a differenza di altre realtà – alcun tentativo di respiro nazionale.
Non mancano segnali di cambiamento, visibili in alcuni progetti innovativi. La partecipazione deliberativa potrebbe ben integrarsi con la partecipazione delegata e diretta, offrendo nuove opportunità di coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali in una logica ecosistemica (Sotgiu S., 2025). Le assemblee pubbliche, le esperienze di amministrazione condivisa, la nascita delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER-CERS-CERIS), le reti civiche diffuse nei territori, sono esperienze di partecipazione che si pongono obiettivi specifici e che si ispirano, in modo più o meno consapevole, al concetto di democrazia deliberativa. Certo il confronto e la discussione non è facile e costa fatica ma è l’unica strada che abbiamo. Non valorizzare, comprendere ed analizzare questi processi in atto sia nelle scelte politiche locali (Comuni e Regioni) che nazionali è grave. Non consente di dare un futuro al nostro paese, di ascoltare i cittadini, le loro idee, i loro bisogni; non consente di prendere decisioni migliori, di rivitalizzare la nostra democrazia che invece ne ha un grande bisogno.

Riferimenti bibliografici
Bobbio L., Dilemmi della democrazia partecipativa in “Democrazia e diritto” n.4/2006.
Bovero M., Pazè V., (a cura), La democrazia in nove lezioni. Per la buona politica, Laterza, Roma-Bari 2010.
Cucculelli F., Populismo, in www.benecomune.net (7 gennaio 2015).
Cucculelli F., Democrazia deliberativa, in www.benecomune.net (20 settembre 2017).
Floridia A., La democrazia deliberativa: teorie, processi e sistemi, Carocci, Roma 2013.
Floridia A., Un’idea deliberativa della democrazia, Il Mulino, Bologna 2017.
Habermas J., Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza 1990 I ed., p.p. 38-39.
Habermas J. (autore), Rawls J. (autore), Ferrara A. (a cura), Dialogo sulla democrazia deliberativa, Società Aperta, Sesto San Giovanni (MI) 2023.
Habermas J., Nuovo mutamento della sfera pubblica e politica deliberativa, Raffaello Cortina Editore, Milano 2023.
Lewaski R., La democrazia deliberativa. Nuovi orizzonti per la politica, in “Aggiornamenti Sociali”, dicembre 2007, p.p. 1-12.
Moro G., Cittadinanza attiva e qualità della democrazia, Carocci, Roma 2013.
Parietti G., La democrazia deliberativa. Una ricostruzione critica, Manifesto Libri, Roma 2013.
Politi F., Democrazia deliberativa e rappresentanza politica. L’esperienza francese del débat public ed il dibattito sulla democrazia in Europa, Giappichelli, Torino 2022.
Stefano Sotgiu S., Reinventare la democrazia. Partecipazione deliberativa e approccio sistemico, Carocci, Roma 2025.
Viola F., Negoziare ed argomentare in tema d’identità e di valori, in “Cosmopolis”, settembre 2013.

  • Fabio Cucculelli: Sociologo del lavoro e dell’organizzazione – Fondazione Achille Grandi

Ti potrebbe interessare:

Nascondi/Mostra Player
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00